Storia della pesca

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Negli anni '30 Roseto vantava una flottiglia di 34 paia di lancette, il che rendeva la città delle rose al pari di marinerie come Pescara e San Benedetto del Tronto, quindi tra le più importanti del medio Adriatico. Al vertice dell'organizzazione marinara c'erano gli armatori, i padroni delle imbarcazioni, mentre l'equipaggio veniva comandato dal parò o capociurma, il cui vice veniva detto sottoparò. Seguivano i marinai e, per ultimi, il mozzo o ragazzo apprendista, detto anche murè o sbalzocco.

Nella spartizione del pescato esistevano delle regole perentorie che nessun pescatore si sognava di contestare. Tutto il pesce che finiva nella rete veniva diviso in 24 parti: la metà spettava all'armatore, una parte e mezza al parò, una parte e un quarto al sottoparò, una parte a ciascun marinaio e il quarto avanzante, detto anche quartarola, al murè. C'era poi il pesce di scarto, detto muccigna, che veniva messo nelle spasette, piccoli cesti di vimini che servivano alle famiglie dei marinai per uso personale, ma che qualche loro moglie andava a vendere subito dopo lo sbarco sulla riva del mare.

Durante le 15 ore di pesca (si sbarcava infatti intorno alle 18, prima che facesse notte) si lavorava duramente con qualche breve interruzione solo per consumare un frugale pasto. Prima che la pesca motorizzata soppiantasse quella a vela, della piccola pesca, intorno al 1937 non c'era marinaio che non fosse in grado di prepararsi la rete con le proprie mani. Lo si faceva d'inverno, quando il brutto tempo e il mare mosso non consentivano di uscire per la pesca. Con l'avvento della tecnologia il lavoro dei pescatori si sono notevolmente evoluti, ma fino a qualche anno fa i marinai più anziani amavano preparare con le proprie mani i cosiddetti circenille, cioè delle piccole trappole per la pesca delle lumache di mare, in rosetano li bummulitte. Il cestello è costituito da quattro cerchietti concentrici in ferro, del diametro di 35 centimetri. Il cestello è rivestito di reti a maglie fitte al cui interno si mettono dei rametti di alloro per attirare le lumache marine.

Anche le nasse, usate per la pesca delle seppie da maggio ad agosto, vengono confezionate manualmente. Sono dei cesti di materiale vegetale che presentano una strana imboccatura: quando la seppia vi entra, anche in questo caso attirata dalle foglie di alloro, non può più uscirne perché i suoi tentacoli si impigliano nell'intreccio. A mano venivano preparate anche le pezzole, usate per lo più da vecchi pescatori in pensione per la cosiddetta pesca da imbrocco. Le reti, finissime e fitte, presentavano la lima di sughero nella parte superiore per renderla visibile, e la lima di piombo in quella inferiore affinché la parte rimanga a fondo. Le pezzole avevano una dimensione di 400 metri per cala e venivano sistemate a un chilometro e mezzo dalla riva in modo che vi si impigliassero vari tipi di pesce che si trovavano a passare da quelle parti.

I verbi al passato stanno a significare che si tratta di un tipo di pesca ormai non più praticata in quanto vietata dall'autorità marittima. Lo stesso discorso vale per la pesca con la sciabica e quella con i cocciolari per le telline, entrambe diventate fuorilegge. Oggi battute di sciabica sono consentite solo per rievocazioni storiche e, soprattutto, dopo aver ottenuto i necessari permessi.

Per quanto riguarda le telline rimane quasi un passatempo di chi fa il bagno a riva, soprattutto bambini sotto lo sguardo vigile dei genitori, facendo comunque molta attenzione a non incappare nei controlli delle ronde inviate dalla capitaneria di porto. Le vongole sono pescate con imbarcazioni dotate di turbosoffianti, cioè grosse turbine in grado di azionare delle pompe che a loro volta determinano un getto d'acqua che smuove il fondo mandando sabbia e vongole all'interno del cesto meccanico.

Una volta invece la pesca delle vongole era effettuata con una lunga asta sulla cui parte terminale era montato un cesto di rete metallica (lu ferr) con il quale si rastrellava il fondo. Il lavoro del vongolaro, che allora si chiamava paparazzaro, era molto più duro di adesso perché l'asta doveva essere trainata da un verricello piazzato al centro della barca e azionato dalla forza delle braccia dei pescatori.      

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