San Giovanni

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San Giovanni

La frazione San Giovanni si trova lungo la Statale 150 - all’altezza del chilometro 5,300 del percorso – ed è riconoscibile dalla presenza di una grande centrale per la trasformazione dell’energia elettrica.

In quella zona, molti anni addietro, sorgeva il convento di San Giovanni a Vomano, scomparso nel tempo. Se ne trovano tracce in due documenti storici: il privilegio dell’imperatore Enrico VI del 1° marzo 1195 diretto dall’Abate Oderisio del Monastero di San Giovanni In Venere e la bolla del Papa Innocenzo III, spedita il 2 dicembre 1204 a favore dell’Abate Oddone, dello stesso Monastero. Tali documenti sono giunti a noi grazie all’opera dello storico Francesco Brunetti, di Campli, il quale copiò i testi dai documenti originali e le trascrizioni manoscritte sono conservate nella biblioteca provinciale “Delfico” di Teramo. La posizione esatta del convento fu indicata dallo storico Nicola Palma nel IV volume della sua “Storia ecclesiastica e civile della città di Teramo e Diocesi aprutina”. “Non è necessario abbandonare la sinistra sponda del Vomano” scrisse il Palma “per imbatterci con altro cenobio; che proseguendo col corso del fiume il cammino verso il mare, ci darà all’occhio nel tenimento di Montepagano un gran pietrame, sul quale negli anni prossimi passati si sono costruite abitazioni per agricoltori e per animali. Se prendessimo conto di cosa mai dica la tradizione del non lieve atterrato edifizio; sentiremmo che ivi già fu un Convento: se domandassimo come la contrada si appelli; ci si risponderebbe San Giovanni a Vomano: se interrogassimo a chi appartenga quel suolo una col non piccolo adiacente territorio; ci si direbbe alla mensa vescovile di Atri”.

Oggi dell’antico convento resta solo un vago ricordo. In una delle case coloniche nel cuore della contrada -precisamente in quella contraddistinta dal numero civico 5 – è stato rintracciato un piccolo ambiente, con volta a crociera, che certamente al tempo del Palma era nascosto sotto il “gran pietrame” da lui notato, ma che, riportato alla luce, fece nascere a qualcuno l’idea di incorporarlo nella costruzione edificandoci sopra. Circa 70 anni fa, nella casa di fronte, ai piedi della scalinata, fu rinvenuto un pezzo di lapide che ricorda i canonici di Atri, ultimi possessori, col convento del “non piccolo adiacente territorio”, che, nella Mostra dei Feudatari del 4 gennaio 1279, era in testa a Guglielmo d’Acquaviva.

 

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